A Mergozzo 2000 arriva... Irondaddo!

A Mergozzo 2000 arriva... Irondaddo!

7 novembre 2000
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A caccia di un sogno chiamato Ironman

Il 3 settembre 2000 ho portato a termine il mio primo triathlon "iron distance", a Mergozzo. Di seguito l'articolo che scrissi sul numero 105, Aprile 2001, di Multisport

A RACCONTARLA AGLI AMICI TI PRENDONO PER MATTO E UN PO’ FORSE ANCHE PER SPACCONE, MA CHI DI TRIATHLON “CI VIVE” SA BENE CHE STIAMO PARLANDO DI UN’ATTRAZIONE FATALE. SI, SENZA DUBBIO A MERGOZZO IL 3 SETTEMBRE 2000 HO VISSUTO LA MIA PIÙ GRANDE GIOIA SPORTIVA.

Dopo mesi di vasche, di chilometri in sella e a piedi, di tanto sudore, di nottate passate a sognare ad occhi aperti gli ultimi metri del traguardo e dopo 12 ore, 19 minuti e 43 secondi ho vinto la mia personale sfida, sono un Ironman.

Sin da quando sei anni fa ho cominciato la mia avventura nel triathlon sapevo che il momento giusto sarebbe arrivato: voglia di andare oltre, di puntare dritto verso il limite, di pensare da “uomo di ferro”.

L’Ironman riporta davvero la “triplice disciplina” alla sua essenza vitale, niente giochi di squadra, né scia, né tantomeno tatticismi esasperati, nessun aiuto esterno. Il “gioco” è semplice e proprio per questo terribilmente impegnativo: la sfida è tutta con te stesso. Per me è stato inevitabile arrivare a confrontarmi su questa distanza e non l’ho fatto certo per “fare risultato”: l’agonismo che mi anima, e che anima qualsiasi atleta che sia innanzitutto uno sportivo sano, nel momento in cui mi sono messo nell’ordine di idee di affrontare questa gara si è fatto da parte, o meglio si è trasformato in carburante utilissimo per alimentare la volontà di arrivare alla meta.

La mattina sveglia alle 5,00, un’ora dopo sono in zona cambio con i miei colleghi d’avventura. Vicino a me c’è Mirco, compagno di squadra e di allenamenti. Lui è già un finisher: a Klagenfurt, a fine luglio, si è conquistato “il suo posto nell’olimpo”. Tanti pensieri in testa, ma non c’è traccia di ansia da gara, tutt’altro, regna sovrana un’incoraggiante tranquillità. La giornata promette bene, non si vede una nuvola, davanti a noi una tavola blu. Tutti con la muta anche se l’acqua è calda e dopo la spunta alle sette spaccate ecco lo sparo (un attimo di tensione), il lago ci accoglie. So che la frazione di nuoto è la più semplice per me, in effetti riesco da subito ad allungare bene la bracciata e vado via in progressione. Superata per la seconda volta la boa gialla avvisto la riva e la pedana con la moquette blu e negli ultimi metri spingo forte come attratto da una calamita. Gli applausi e il saluto dei “miei” sono (e saranno) uno dei segreti del mio successo, ma il rendermi conto di aver nuotato più di 10 minuti sotto il tempo che mi ero prefissato (ho chiuso in 1:10’) mi dà la carica giusta per affrontare la prova di cui ho più timore. Durante i miei allenamenti ho sempre faticato molto nei lunghi in bici, avrei dovuto forse macinare ancora più chilometri. Potrebbe affiorare di conseguenza la paura, paura di buttare all’aria tutto il lavoro svolto. Paura di bucare, paura di avere problemi di stomaco, paura di crollare muscolarmente. E invece sin dalle prime pedalate mi rendo conto che non c’è spazio nella mia testa se non per la consapevolezza che non ci sono ostacoli che oggi possano fermarmi. Quattro giri da 45 chilometri su un percorso vallonato che non presenta nessuna difficoltà altimetrica. Le uniche persone che si incontrano lungo il percorso sono gli addetti alla vigilanza e al ristoro posto dopo circa 22 chilometri, non si può quindi contare sul sostegno del pubblico se non al giro di boa. C’è solo da spingere senza sosta con pochi momenti per rifiatare, ma il ritmo che imposto è quello giusto. Nessun problema neanche con il mangiare, ho le tasche piene di barrette e integratori vari e ogni tanto mando giù qualcosa. I primi 90 chilometri vanno via che è un piacere (si fa per dire…), ma il pensare che dopo poco più di 3 ore sono solo a metà della prova non mi mette certo di buonumore. E puntualmente appena cedo un po’ di testa si fa sentire più pressante la fatica. Dal punto di vista cronometrico anche terzo e quarto giro sono più che soddisfacenti (chiuderò la frazione in 6:20’, la mia previsione era intorno alle 7 ore), ma gli ultimi 45.000 metri per me sono una mini odissea. Affiorano i crampi al polpaccio sinistro, i muscoli del quadricipite sono un po’ contratti. Ma resisto ed è fatta. Quando scendo dalla sella mi sento in paradiso. Quella tranquillità che avevo vissuto 7 ore e mezzo prima, alla partenza, mi riconquista. Nella tenda mi sdraio sul lettino, ho proprio bisogno di un massaggio rilassante. Cappellino, occhiali da sole, top e altri integratori stavolta infilati alla bene e meglio nel costume e riparto dopo 8 minuti. Un cambio non proprio tra i più veloci (…), ma l’importante è che mi sento galvanizzato, in grande forma. Ho già avuto modo di conoscere la Regina delle corse e non mi può tradire, il running è la mia frazione. Sento che potrei correre per 3 giorni di fila senza fermarmi, il contatto con la gente è straordinario: ogni applauso, ogni urlo di incitamento sono pieni di benzina, scariche di adrenalina pura. Dopo qualche minuto di corsa (poco meno di 6’ al km la media impostata) le emozioni che ho cercato di tenere fino a quel momento congelate (in riserva), riaffiorano, mi scuotono, mi fanno rendere conto che lì ci sono davvero io.

Quattro interminabili e intensissimi giri, mille volti incrociati, decine di bottiglie d’acqua svuotate in testa, i gradini nei viottoli medioevali di Mergozzo, il “Vai Ironman!” di un ragazzo in macchina, il tratto di sterrato, gli high five dei “miei”, Fondo Toce con il giro di boa, i passaggi affianco all’agognato rettilineo d’arrivo, il lago blu, gli addetti dei ristori e i giudici: quattro ore e mezzo per arrivare all’apoteosi finale. Non riesco proprio a sentire fatica, sono agli ultimi metri e ringrazio con la croce quando passo di fianco alla Chiesetta. Comincio già a urlare “è finita!!” anche se vorrei che queste sensazioni si protraessero all’infinito. E come nel più classico dei “lieto fine” al traguardo ritrovo un sacco di amici: lo speaker Omodeo mi lancia la volata, i fotografi Luigi e Sergio sono pronti a scattare “La Foto del Finisher”, e poi ci sono la mia Paola, Ile, Adri, Ivy, Laima, Charline, Graziano. Mi fanno letteralmente volare sul tappeto blu. E quando attraverso quel fantastico arco d’arrivo (pettorale n. 25 per i giudici, occhio, prendete bene nota!) si possono sprigionare tutte quelle energie che pazientemente ho risparmiato. La mia irrefrenabile gioia è ripresa da mio padre, cameraman emozionato quasi più di suo figlio. E per me son quasi lacrime. Prima però un po’ di festa con gli amici, poi per concludere non può mancare l’abbraccio della mamma.

Mi sono bastati un paio di giorni per riprendermi e col passare del tempo il ricordo della fatica muscolare va affievolendosi, mentre restano indelebili, quasi palpabili, le sensazioni che metro dopo metro hanno caratterizzato la mia performance. Per me non ci sono stati consigli d’oro o allenamenti indispensabili, ma solo lucidità e convinzione. Nessuno spazio, anche in situazioni al limite, per la disperazione, avrei concluso anche strisciando. Anche forse per smentire tutti quelli che non credevano che potessi farcela…

Al di là del tempo impiegato e della posizione in classifica (35°), che peraltro mi hanno soddisfatto pienamente, è per me grande il fatto di aver terminato il primo Ironman. In questa gara, evidentemente estenuante dal punto di vista fisico, è davvero la capacità di rimanere concentrati sull’obiettivo quello che conta. Tanti “sacrifici” per arrivare pronti e temprati nel corpo e nella mente e alla fine, dopo 3,8 km di nuoto, 180 km in bicicletta e 42,195 km a piedi, si può davvero impazzire di felicità. È incredibilmente complicato riuscire a descrivere la semplice e straripante rivoluzione di emozioni che ti scombussola e ti segna quando porti a termine un’impresa del genere: davvero non “c’azzecca” nulla il cronometro, bisogna solo chiudere gli occhi, fare un respiro profondo e decidere di andare a caccia di un sogno chiamato Ironman.

Irondaddo all'arrivo dell'XMergozzo iron distance del 3 settembre 2000

Irondaddo all’arrivo dell’XMergozzo iron distance del 3 settembre 2000


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