Daddo al traguardo della Marabona 2013... "Fate i bravi!"

Daddo al traguardo della Marabona 2013... "Fate i bravi!"

18 marzo 2013
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Alla Marabana… “Fate i bravi”

Domenica 17 novembre: alle 4 del mattino la sveglia, alle 7 in punto comincia la mia Marabana, la 27^ edizione della maratona internazionale di L'Habana.

Sono al 19^ chilometro e all’improvviso risento quel dolore che purtroppo mi è familiare, ora ogni appoggio del piede destro al suolo si traduce in una fitta all’anca.

Cerco di non sentirlo, noi triatleti affrontiamo spesso in gara queste situazioni e il tentativo è sempre quello di trasformare tutto con la testa: penso e imposto una falcata il più possibile corretta tecnicamente, cerco di ricordare e ritrovare sensazioni buone.

Ma purtroppo questo non è un dolore che può scomparire correndoci sopra, usando la tenacia e tutta la carica che ho dentro di me, il mio fisico mi fa capire chiaramente che ho un’unica possibilità, fermarmi.

Sono intanto arrivato alla mezza e fortunatamente la Marabana prevede due giri da 21 per completare la regina delle corse: stringo i denti e arrivo sotto l’arco gonfiabile, ma la mia gara non è finita, lo sento.

Il dolore è tanto, ma oggi si va fine in fondo, l’avevo promesso a Gabri stamattina alle 6. Sì, perché oggi con me hanno corso tante persone, non solo i 2.800 concorrenti della Marabana, che sono arrivati in quest’angolo di Paradiso da 35 paesi del mondo.

Tutto era cominciato con una colazione alle 4 e poi la camminata al “Capitolio”, cuore della manifestazione. Con me Gabri e Bryan, mentre Felix e Paolo sono già partiti in motorino.

E’ una grande giornata oggi per Al Son del Caiman e per i tanti maratoneti e accompagnatori italiani che hanno partecipato a questa prima ufficiale dell’associazione fondata da Gabri e Felix, di cui oggi sono onorato di essere il portabandiera ufficiale.

In contemporanea partirà la 10K, la 21K e la 42K, l’atmosfera è quella del grande evento. Ognuno trova il suo modo di introdursi alla corsa, c’è chi ride e scherza, chi sta da solo e cerca la concentrazione, chi si scalda già da un’ora prima.

Tanti i cubani e tra loro diversi atleti che sono uno spettacolo da vedere: donne e uomini con fisici che sembra siano stati concepiti per fare sport, belli ed efficaci nel gesto.

E poi ci sono tanti neofiti, con un abbigliamento che di certo non è tecnico, così come le calzature, e che mettono in atto rituali di preparazione fatti di esercizi che non sono proprio i più adatti per una corsa a piedi. Ma anche loro sembrano volerti dire che ci sono, che vogliono partecipare ed essere parte della festa della Marabana.

La temperatura sale, mancano 10 minuti alla partenza e già mi sento piuttosto accaldato e un po’ sudato… Da fermo… Mas dura oggi. Ma questo non spaventa né me, né gli altri maratoneti, siamo qui per vincere questa sfida.

Vicino a me c’è Alessandro, un ragazzo ligure che ho conosciuto due giorni prima, che dopo una vita da calciatore ha scoperto prima la bici, poi la corsa e ora vuole fare il triplice salto…

Non poteva che essere un futuro triatleta il mio compagno d’avventura!

Partenza! Si passa sotto il bellissimo arco gonfiabile e cominciamo a correre. Non sono un patito del tempo, mi piace godermi le vibrazioni della corsa senza dovermi preoccupare di quanto piano o veloci stiano scorrendo le lancette.

Ma oggi l’obiettivo è preciso, quelle 4 ore, 9 minuti e 43 secondi che nessuno di noi vuole e può scordare, per ridare alla maratona il giusto valore di solidarietà, gioia e unione tra i popoli.

Il metronomo in testa funziona bene, corro con una decina di secondi di margine al chilometro, si mette fieno in cascina per poter poi gestire qualsiasi difficoltà possa arrivare lungo il percorso.

Con Alessandro lungo tutto il Malecon parliamo e ci raccontiamo le nostre esperienze sportive, ammirando il passaggio dei primi atleti che al 5° chilometro incontrano il giro di boa e ritornano verso il Capitolio per portare a termine la 10K.

Si susseguono i chilometri e i ristori, che per fortuna sono numerosi e posizionati all’incirca ogni chilometro e mezzo l’uno dall’altro.

Dal 10° chilometro comincia la parte più impegnativa del percorso, con salite e discese continue, alcune brevi e più ripide, altre più lunghe e meno pendenti.

Il sole ora picchia davvero forte, ma di ombra ce n’è poca e l’unica via di scampo sono continue docce ai ristori.

Oltre ad Alessandro, ho due angeli custodi che mi accompagnano: Felix, che guida il motorino, e Paolo che con la sua macchina fotografica continua a immortalare le immagini della corsa.

La loro presenza e il loro incitamento è davvero prezioso e mi sprona a rimanere concentrato e sorridente.

Al 15° km si rifiata un po’, ma dura poco e subito si riprende con i su e giù. Fino alla lunga discesa, al 19° chilometro, in cui capisco che la mia corsa dovrà interrompersi.

Mi avvicino ad Alessandro e gli dico che sono costretto a fermarmi, ma che l’aspetterò per tagliare insieme il traguardo. Ci diamo un cinque e lo vedo continuare e sparire.

Io voglio correre fino alla meta, altri 2 km, e così faccio, anche se quello so che non è ancora il mio traguardo.

Sono passate due ore e tre minuti, mi siedo e attendo, c’è il tricolore da portare a casa.

Nelle mie due ore di attesa metto da parte il dolore e quel pizzico di delusione, quando rivedrò Alessandro arrivare ci saranno altri trecento metri da correre pensando a una frase semplice e piena di affetto.

Mi piace vedere il viso degli atleti aprirsi in un grande sorriso mentre sono accolti dal tifo degli spettatori e aumentano la velocità della falcata per arrivare il prima possibile sotto l’arco d’arrivo.

Tra loro, anche una giovane ragazza cubana che corre scalza e termina la maratona in 3 ore e 25 minuti!

Arriva Elisabetta, la compagna di Ale, e dopo pochi minuti eccolo arrivare con un tempismo perfetto in fondo al rettilineo. Gli vado incontro, ora siamo pronti.

Srotolo la bandiera tricolore e la teniamo tesa in mezzo a noi mentre la gente saluta gli hermanos italiani. Sono emozionato, commosso, Paolo è pronto a fermare anche quell’istante di gioia pura.

Fino in fondo! Guardo la bandiera e ripenso al sorriso di Emilio, il Presidente. Tante persone hanno corso oggi insieme a me, grandioso. A tutti lui avrebbe detto semplicemente…

“Fate i bravi”.

Darìo ‘daddo’ Nardone

Per tutte le informazioni sulla Marabana e sull’originale progetto culturale e sportivo di Al Son del Caiman, vi invito a visitare la pagina ufficiale, dove potrete trovare anche una guida dettagliata dell’evento:
www.alsondelcaiman.com/it/marabana.html

Al Son del Caiman ha acceso il motore della sua macchina organizzativa ed in partenza venerdì 1 novembre in un tour pre-gara attraverso cui farà entrare tutti nel vivo dei suoi progetti raccontandoli attraverso lo strumento di un diario di viaggio affinché tutti possano vivere passo per passo una realtà che sta per cominciare. Parole ed immagini raccolte da ciascuno di noi che, insieme a tutti coloro che decidono di unirsi lungo la strada al gruppo entra a far parte di AL SON DEL CAIMAN con la sua prossima pubblicazione “Il viaggio, gli amici e la strada” (dicembre 2013).
http://alsondelcaiman.com/it/progetti/cuba-resort.html

Il tricolore "Fate i bravi" alla Marabana

Il tricolore “Fate i bravi” alla Marabana


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