Quel che rimane della Yaris del daddo dopo l'incidente del 13 dicembre 2008...

Quel che rimane della Yaris del daddo dopo l'incidente del 13 dicembre 2008...

13 dicembre 2016
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8 anni fa sono rinato!

13 dicembre 2008, ore 15.38, sono in autostrada, da Cremona verso Brescia, sono al telefono con gli auricolari e la chiacchierata di lavoro è molto concitata.

Butto giù, piuttosto incazzato, completo il sorpasso di un camion e dalla corsia di sinistra mi rimetto nella corsia di destra.

Dopo pochi secondi le palpebre si chiudono lentamente e pian piano diventa tutto nero… Non so per quanti secondi rimango nel buio più assoluto.

PAM! PAM! PAM! PAM! PAM!

Mi risveglio per il rumore della ruota anteriore di sinistra che sta abbattendo, uno dietro l’altro, i paletti che delimitano la carreggiata.

Prima del guardrail che delimita la mezzeria, c’è un tratto di erba, resa viscida dall’umidità e da una pioggerellina che rende tutto più irreale.

La realtà è invece brutale, continuo ad abbattere paletti, il cuore schizza a mille all’ora, cerco con tutte le mie forze di riportare la macchina sulla carreggiata, ma non ho più il controllo della mia Yaris e dopo pochi secondi parte il flipper…

Sbatto la prima volta contro il guardrail con il fanale sinistro. La botta mi fa schizzare in diagonale, attraversando tutta la carreggiata, verso il guardrail all’estrema destra. SBAM! Altra botta, questa volta sul fanale destro, ancora più intensa.

L’auto rimbalza come una pallina impazzita e l’ultimo schianto, il più violento, è di nuovo contro il guardrail della mezzeria: questa volta l’impatto, devastante, è frontale.

SBAAAM!

Scoppiano vetri ed airbag, io sono completamente inerme. La macchina ferma la sua folle corsa esattamente al centro della carreggiata.

Tutto ora è fermo e immobile, silenzio assoluto e assordante. Non riesco a pensare a nulla, anche se sento mille pensieri nella mia testa. Mi guardo intorno e vedo solo detriti. Guardo le mie mani, le mie gambe, ho qualche piccolo graffio, mi gira la testa e una goccia di sangue dalla fronte mi cade sui pantaloni.

Guardo davanti a me e vedo una fila di macchine ferme a una cinquantina di metri. Tutto è statico e i secondi passano come fossero anni, interminabili e pesanti.

Mi sembra di essere lo spettatore di un film, o forse un sogno. Tutto però è tremendamente reale.

Di primo acchito penso addirittura di essere volato dall’altra parte della strada, mi rendo invece conto che nell’ultimo impatto l’auto si è girata e mi ritrovo in senso opposto rispetto a quello di marcia.

Decido di alzarmi, con sollievo mi accorgo di riuscire a muovere le gambe e le braccia. La portiera si apre a fatica e mentre scendo dalla macchina comincia ad assalirmi una sensazione di pesantezza e di paura folle.

Esco lentamente e a fatica, mi metto in piedi anche se le gambe un po’ traballano. Con una mano devo poggiarmi all’auto per non scivolare.

Faccio un passo in avanti e lo sguardo subito cade su quel che è rimasto della parte anteriore della mia auto… Panico, non c’è più nulla se non un ammasso di ferraglia schiacciato.

Proprio in quel momento sento che le forze mi abbandonano, mi sento letteralmente crollare.

Le gambe cedono di schianto, sto cadendo verso terra, tutto va al rallentatore. All’improvviso, vedo delle persone che nel frattempo sono uscite dalle loro macchine correndo verso di me; mi riescono a prendere al volo prima che mi schianti al suolo, mi sorreggono e mi adagiano lentamente a terra.

Cercano di rincuorarmi e di sincerarsi sul mio stato di salute, sento solo le loro voci ovattate, capisco quello che dicono, ma non ho la forza di dialogare con loro.

Forse farfuglio qualcosa, li sento dire che è incredibile quello che è successo, avevano già avvertito la polizia dicendo che c’era stato un incidente mortale…

Sono stupefatti nell’avermi visto uscire da quell’ammasso di rottami.

I miei ricordi si affievoliscono e mi ritrovo poi in ambulanza. Sono stesso sulla lettiga, sento la sirena, si vola verso l’ospedale.

Gli infermieri mi chiedono come mi sento, io rispondo a fatica, cerco di far capire che sto bene, anche se la mia mente e il mio cuore sono in un limbo di pace e serenità, distaccati dalla realtà, in un altro mondo.

Poi il ritorno brusco dentro di me quando li sento distintamente dire tra loro: «C’è sicuramente un’emorragia interna…».

Cazzo che tatto! Ma la loro sberla la paro, mi riprendo con forza e con decisione gli rispondo: «Io sto bene!».

Sono stupefatti. Non dicono più nulla.

All’ospedale mi fanno mille esami, mi mettono un collarino, ma non ce n’è bisogno… La sera stessa vengo dimesso.

Il 13 dicembre 2008 sono rinato.

La vita mi ha dato un’altra possibilità e io da quel giorno, attimo dopo attimo, ora lo so con certezza, ho cominciato a ricostruitre il mio modo di vivere. Con la gratitudine!

Continuando a crescere, facendo inevitabilmente errori e ricercando ogni giorno con determinazione la mia felicità, ovvero quella delle persone che incontro e amo, con una forza che mai prima avrei pensato di avere.

Oggi festeggio i miei primi 8 anni dalla mia rinascita! E per essere un bambino di 8 anni devo dire di essere davvero fiero di me.

Chiedere perdono, amare e ringraziare, vivere in pienezza per continuare a crescere ed essere felici e sorridenti per il dono meraviglioso che abbiamo ricevuto. La vita.

Grazie!


Dario 'daddo' Nardone


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